Josef Ludvik Frantisek Ressel

Quadro ad olio eseguito da N. Poiret, dono del comitato per l’erezione del Monumento a Ressel

Si trovano esposte in questa sala il ritratto del Ressel, il modello dell’elice di sua invenzione ed il modello del piroscafo Civetta con il quale fu compiuto l’esperimento del 1829 nel golfo di Trieste.
Durante questo esperimento il Civetta navigò per 5 miglia raggiungendo la velocità di 6 nodi (circa 11 Km/h).

Si trovano inoltre esposti una bacheca contenente vari tipi di eliche tra le prime ad essere state sviluppate ed alcuni pannelli raffiguranti un progetto dell’inventore, ed il tiro alla fune organizzato dall’Ammiragliato Britannico nel 1845 tra l’Alecto, propulso con ruote a pale, e il Rattler, propulso ad elica. La sfida fu vinta dal Rattler, che riuscì a trainare l’Alecto alla velocità di 2,8 nodi fugando ogni dubbio sulla maggior efficienza della propulsione ad elica.

 

Il Civetta

Il Civetta, la nave sperimentale di Giuseppe Ressel

Elice

Modello dell’elice di Ressel

Vari tipi di eliche

Vari tipi di eliche

 

L’esperimento di Giuseppe Ressel e la questione sull’elica

La questione dell’uso dell’elica come mezzo di propulsione marina pare tutt’oggi lontana dall’essere definita con attendibile precisione, tuttavia, qualsiasi ricostruzione storica è destinata a prendere avvio dall’unico punto fermo individuabile nella “vite” di Archimede e nel successivo progetto d’uso di tale congegno per imbarcazioni, tracciato da Leonardo da Vinci. Da questi momenti, considerati come originari, il progressivo evolversi degli esperimenti, che favorì l’impiego ottimale e definitivo dell’elica, si svolse attraverso i secoli interessando complessivamente un po’ tutti gli studi condotti, sia nel ’600 che nel ’700, su ruote a pale e su viti a passo costante o crescente inserite in congegni funzionali diversissimi. I primi trent’anni del XIX secolo videro poi un susseguirsi di numerosi tentativi in campo navale, sia di propulsori a pale inclinate sia di stravaganti tipi di vite, ed in questo confuso contesto si mossero le prime ricerche del Ressel.

Il primo progetto di elica firmato dal Ressel risale al 1812, ma lui stesso fece risalire al 1825 il primo esperimento condotto positivamente. Quest’esperimento si svolse con un’imbarcazione di 5 tonn dotata di un’elica del diametro di 18 pollici (570 mm) mossa da due marinai. Gli studi relativi non sembra possano essere ricondotti antecedentemente al 1821, giacché Ressel fece coincidere la fase ideativa con il trasferimento a Trieste. Al brevetto del 28.2.1826 per il progetto di una vite archimedica per la propulsione navale, seguì il brevetto del 3.4.1827 notificato con Decreto della Magistratura n° 2213, che gli conferiva il privilegio per la navigazione a vapore con elica sul mare e su tutti i fiumi e laghi austriaci. Lo stato progettuale passò alla fase esecutiva grazie al finanziamento del commerciante Ottavio Fontana, interessato alla costituzione di una società di navigazione, che avrebbe tra l’altro dovuto gestire, grazie ai nuovi piroscafi ad elica, l’importante linea Trieste – Venezia, coperta allora da un lento piroscafo a pale e da un trabaccolo a vela. Iniziò così la costruzione del piroscafo Civetta di 48 tonn., il cui scafo lungo 15,8 e largo 3,8 metri, venne impostato nel 1828 dal “proto” Vincenzo Zanon sullo scalo del Cantiere Panfilli. La macchina a vapore di 6 hp venne ordinata al tecnico Fichtner delle officine Schwarzenberg di Santo Stefano in Stiria, dirette dal barone Baldacci. La realizzazione dell’elica alta e lunga 1,57 metri, con passo di 1,83 metri svolgentesi per 5/6 di giro,venne affidata, nel novembre dello stesso anno, al macchinista Francesco Herrman.

Non si conosce esattamente la data dell’esperimento definitivo, comunque in un giorno situabile tra il giugno e l’ottobre del 1829 il Civetta navigò per cinque miglia raggiungendo la velocità di 6 miglia orarie. Purtroppo l’esperimento fu interrotto dallo scoppio di un tubo a vapore e l’I.R. dir. di polizia vietò la prosecuzione degli esperimenti. L’esperimento non fu considerato valido ed il Ressel venne anche biasimato dalle autorità per la sua caparbietà a voler continuare. I tempi non erano ancora maturi, seppur di li a poco , per le mutate condizioni tecniche, una sempre maggior affidabilità degli impianti a vapore e soprattutto per una più larga coscienza tecnologica da parte dei finanziatori e delle autorità, altri ebbero maggior fortuna.

Tra il 1830 e il 1840, una serie di prove positive condotte soprattutto dall’inglese Francis Pettit Smith (brevetto del 1832) e dallo svedese John Ericsson (brevetto del 1836) propiziarono il definitivo passaggio dell’elica dalla fase sperimentale all’uso comune. Infine nel 1845 l’Ammiragliato Britannico organizzò un vero e proprio tiro alla fune tra due navi dello stesso dislocamento e munite di macchine di ugual potenza, l’Alecto, propulso con ruote a pale ed il Rattler ad elica. La sfida fu vinta dal Rattler che riuscì a trainare l’Alecto ad una velocità di 2,8 nodi, fugando gran parte dei dubbi sul mezzo di propulsione migliore.

Ogni nazione mirò poi ad attribuire il merito del primato dell’invenzione ad un proprio cittadino e tuttora ricorrono i nomi dei francesi Thomas Carle August Dallery (1754-1835) e Pierre Louis Fréderic Sauvage (1786-1854), dell’americano John Stevens (1749-1838), nonché dell’inglese Francis Pettit Smith (1808-1874) e dello svedese John Ericsson (1803-1889).

Se pur non è qui luogo di dirimere la controversia, sembra lecito riservare alla data del 1829 un valore particolare, infatti è incontestabile che proprio nelle acque del porto di Trieste, il Civetta , una nave di 48 tonn. compì un percorso in mare, con 40 passeggeri a bordo, raggiungendo la velocità di 6 nodi mediante la propulsione di un’elica funzionante in posizione completamente sommersa e applicata ad un albero orizzontale uscente sott’acqua da poppa “in un recesso della stella morta”, ancor oggi la posizione normalmente adottata su tutte le imbarcazioni.

Solo dopo la morte avvenuta nel 1857, Ressel fu onorato da una commissione per la posa di un monumento a Trieste, che fu poi eretto nel 1863 a Vienna davanti al Politecnico. Venne così rivalutata anche tutta la sua opera di ricerche, scoperte, nuove applicazioni e perfezionamenti che dalla meccanica spaziavano in tutt’altri campi delle scienze. La versatilità dell’ingegno e la larghezza degli interessi del Ressel rivelano una figura poliedrica ormai lontana dagli schemi specialistici contemporanei, ma caratteristica comune degli inventori e scopritori più o meno famosi dall’inizio dell’Evo Moderno al tempo della nascente industrializzazione.

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